Corte UE condanna l’Italia per abuso di contratti a termine nel personale ATA

Sentenza della Corte di Giustizia Europea

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una sentenza il 13 maggio 2026, condannando l’Italia per l’abuso sistematico dei contratti a termine nel personale ATA. Secondo i giudici, la normativa italiana non rispetta la direttiva europea sul lavoro a tempo determinato, poiché non prevede misure efficaci per prevenire l’abuso delle supplenze ripetute.

Conseguenze per il personale precario

Questa decisione potrebbe avere ripercussioni significative per migliaia di lavoratori precari della scuola, in particolare per quanto riguarda le stabilizzazioni e i risarcimenti. La Corte ha evidenziato che l’Italia non ha adottato misure concrete per limitare l’uso abusivo dei contratti a termine. Inoltre, il tetto di 36 mesi, introdotto dalla Legge Buona Scuola, è stato abrogato, consentendo così l’uso continuato di contratti a termine per esigenze permanenti nonostante la diminuzione della popolazione scolastica.

L’Italia ha tentato di giustificare la situazione citando i concorsi scolastici recentemente banditi, ma la Corte ha respinto questa tesi, affermando che le procedure non sono regolari e strutturate. La sentenza potrebbe quindi spingere il Governo a riformare il sistema di reclutamento scolastico.